ZANARDI
  La constatazione della decadenza e della sconfitta, confermata dopo un decennio di grandi illusioni e utopie, si riversa su di un personaggio, forse il più celebre dell’autore: Zanardi. Con il suo naso a becco e affilato apparve per la prima volta nel marzo 1981 sul quinto numero della rivista Frigidaire, svelando in anticipo il vero volto dei cinici anni ’80.
  Le storie furono edite dapprima in bianco e nero, successivamente furono fatte colorare da Pazienza a tre studenti del liceo artistico di Bologna e infine completamente ricolorate da Marina Comandini. “Quando disegno dei nasoni a pera, voglio avvertire la gente che si tratta di una storia soft, quando invece comincio a fare i nasi a becco allora si tratta di storie dure”1.
  Zanardi (detto Zanna) è l’antieroe che ha incarnato le ansie di una generazione maledetta e nichilista, un personaggio per il quale non esiste futuro e neanche passato, tutto galleggia in un presente inesplicabile; è
l’anarchia che si oppone al perbenismo ipocrita e di maniera.
  Cavalcando il vuoto, Zanardi vive le sue storie e qualcuno si trova sempre a pagare le conseguenze; gli esiti drammatici delle vicende si svuotano con crudeltà sui personaggi più normali che lo incontrano. Ciò suggerisce quanto sia malvagio e del tutto impassibile a qualsiasi coinvolgimento emotivo riguardante ciò che gli accade attorno. Complici delle sue bravate criminali sono i fedeli compagni Colasanti (detto Colas), ricco e bello, e Petrilli (detto Pietra) invece svantaggiato per finanze e aspetto; senza di loro Zanardi non avrebbe senso. Bazzicano in una città che ricorda molto Bologna, frequentano ogni tanto la scuola, che diventa occasione per preparare scherzi sadici e crudeli.
 Con questo originale triplice alter ego, Andrea Pazienza ha spalancato nuove strade, ha indicato con apparente semplicità un intero e innovativo mondo grafico ed espressivo. “Il modello narrativo è quello del linguaggio cinematografico…la vignetta diventava il corrispettivo cartaceo del fotogramma ed emergeva in lui la necessità di seguire un montaggio che facesse proprie le regole lineari del racconto”2. Le trasformazioni di Zanardi sono rapide, costanti e molteplici così come il segno di Pazienza, che suggerisce incessantemente al lettore l’atteggiamento da assumere nel veloce susseguirsi delle vignette.
 Nel 1987 sulle pagine della rivista Comic Art Pazienza realizzò la storia Zanardi medioevale colorata da Marina Comandini; sulla stessa rivista nel mese di luglio debuttò un’opera bellissima che purtroppo resterà incompiuta: Storia di Astarte, un’allegoria della guerra e della vita viste attraverso gli occhi del cane di Annibale.

1 Felice Cappa, dalla Prefazione a ZANARDI, Baldini & Castoldi, Milano, 1998
2 Andrea Pazienza, Trascrizione dalla video intervista a Cura di Carlo Romeo per Tg Speciale negli studi di Teleroma 56, 1985