PENTOTHAL
  “Mi sono messo a disegnare perché era inevitabile che lo facessi. Mi sono messo a disegnare perché dovevo raccontare quello che vedevo, sennò mi sarei messo, molto probabilmente a fare il pittore”1. Quando Andrea Pazienza decise di iniziare a disegnare fumetti, riuscì a sfruttare il suo bagaglio pittorico e culturale introducendo nel mondo delle nuvole parlanti tecniche e stili proprie delle avanguardie artistiche e letterarie. Agli inizi del 1977 Andrea Pazienza fece irruzione nella redazione di Linus, rivista diretta da Oreste del Buono, con in mano le tavole di due storie a colori, Allei Op e Armi. Dopo poco sulle pagine della rivista Alter Alter, figlio minore di Linus, inizierà ad essere pubblicata la storia a fumetti, Le straordinarie avventure di
Pentothal, opera nata e pensata durante un rapporto epistolare con una ragazza di Napoli; la prima puntata di questa storia apparve sul numero 4, che era in lavorazione tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo. Proprio in quel terribile marzo a Bologna intanto scoppiarono gli scontri tra militanti di estrema sinistra e le forze dell’ordine; Pazienza riuscì a sostituire appena in tempo l’ultima tavola con un’altra sulla quale inserì in una nota: “…Mentre lavoravo a queste tavole, nel mese di febbraio ’77, ero convinto di disegnare uno sprazzo, sbagliando clamorosamente perché invece era un inizio…”2. Certamente emerge dalle pagine di Pentothal che Pazienza non amava particolarmente le posizioni ideologiche, preferendo trasfigurare la realtà rivissuta attraverso l’autobiografia e le proiezioni dell’immaginario. Dal clima di fermento degli studenti che inclinava verso soluzioni utopistiche tutte riducibili al denominatore comune della sfiducia e della ribellione, nasceva quel linguaggio disarticolato e sperimentale che caratterizzò l’opera di Pazienza; infatti i protagonisti di questa storia a fumetti si esprimono attraverso frasi dove la sintassi non è per forza lineare e le battute sono influenzate da dialetti e slang giovanile, seppure piene di riferimenti alla cultura ufficiale e al pop. Il nome Pentothal rimanda al siero della verità adoperato da Diabolik per rubare l’identità alle sue vittime. Attraverso il media “fumetto” Andrea Pazienza trovò il modo di diventare un grande artista innovativo e capace di raccontarsi descrivendo la rabbia, l’amore, le certezze e le debolezze dell’uomo; con Pentothal Pazienza descrisse
la sua generazione in modo drammatico ma spesso anche parodico. Dal punto di vista grafico la cosa colpisce di più nelle pagine di Pentothal, ma anche nei suoi lavori successivi, è la capacità di cambiare continuamente segno e stile anche all’interno della stessa tavola, e anche attraverso una disparità infinita di strumenti da disegno Le tavole della storia non sono suddivise tradizionalmente in sequenze e la dimensione spaziale non è strettamente congiunta a quella temporale. Il pubblico quindi, soprattutto quello giovanile, fu immediatamente colpito dal suo originalissimo stile. L’ultimo episodio di Pentothal fu pubblicato su Alter Alter nel luglio del 1981.
1 Andrea Pazienza, da un’intervista a cura di Valerio Peretti Cucchi, Smemoranda, agosto 1995 (dal testo si deduce che fu raccolta nel marzo del 1982)
2 Andrea Pazienza, da Le straordinarie avventure di Pentothal, Baldini & Castoldi, Milano, 1997