Andrea Pazienza
  Andrea Pazienza nasce a San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno nelle Marche, il 23 Maggio 1956 da Giuliana di Cretico, professoressa di applicazioni tecniche, ed Enrico Pazienza, professore di educazione artistica nonché notevole acquerellista. “Andrea era profondamente sanseverese, nella scala elicoidale del suo DNA c’erano tutti i gradi della meridionalità […] Diverso il rapporto con San Benedetto del Tronto che gli diede i natali, ci nacque come si nasce sugli aerei. La madre andava sempre lì per partorire, nella vecchia casa di famiglia con accanto la nonna di Andrea; dopo tre settimane
Giuliana Pazienza era di nuovo a casa sua, in Puglia”.1 Insieme ai fratelli minori, Michele e Mariella, e ai suoi amici più cari trascorre l’infanzia tra San Severo e San Menaio, località marittima del Gargano dove i Pazienza erano soliti recarsi per le vacanze estive. Andrea resterà molto legato ad entrambi i luoghi come i suoi fumetti dimostreranno. “A San Severo lo legava la possibilità di attingere comicità…San Severo è una grande, inarrestabile, a volte tragica farsa. Andrea andava invece pazzo per il Gargano, terra dura e pericolosa, bella e cattiva come il mare…”.2 Nel 1969, a soli 13 anni si trasferisce a Pescara dove frequenta il Liceo Artistico, considerato allora tra i migliori d’Italia, e dove diventa amico di Tanino Liberatore (disegnatore e fumettista abruzzese) e partecipa con altri artisti all’attività del Centro d’Incontro e d’Informazione Laboratorio Comune d’Arte Convergenze, una galleria d’Arte presso la quale espone dal 1973 al 1976 in diverse collettive e personali. Negli anni della scuola Pazienza realizza le sue prime storie a fumetti, mai pubblicate, e soprattutto quadri. “Prima di fare fumetti dipingevo quadri di denuncia. Erano tempi nei quali non potevo prescindere dal fare questo. Mai i miei quadri venivano comprati da farmacisti che se li mettevano in camera da letto. Il fatto che il quadro continuasse a pulsare in quell’ambiente mi sembrava, oltre che una contraddizione, anche un limite enorme” .3 Nel 1974, terminati gli studi liceali, si iscrive al DAMS, Discipline delle Arti, Musica, Spettacolo, all’Università degli Studi di Bologna; Paz passa i primi due anni “profondamente ghettizzato nel meriodionalume bolognese…un sacco di gente notevole”.4 Le facoltà erano occupate, molti istituti presidiati, nella cittadella universitaria scoppiavano di continuo scontri tra i militanti di estrema sinistra e le forza dell’ordine. Lo spirito degli anni più caldi del movimento studentesco si riversa nella sua prima storia a fumetti, Le Straordinarie Avventure di Pentothal, pubblicata a partire dall’aprile 1977 sulla rivista Alter Alter, figlio minore di Linus, rivista mensile dedicata ai fumetti, fondata a Milano nell’aprile del ’65. Come ricorda Felice Cappa nell’edizione critica de Le Straordinarie Avventure di Pentothal appunto, necessità di esprimersi e bisogno di guadagnare furono le molle che spinsero Andrea Pazienza a proporsi come disegnatore di fumetti; i primi soldi li aveva ricevuti dalla casa editrice Cromografica Dotoli Edizioni per la quale, nel 1975, aveva disegnato la copertina e nove illustrazioni del libro I Due Dadi del Gioco di Enzo Miglio. La sua irruzione nel mondo delle nuvole parlanti è stata subito devastante per originalità e mancanza di inibizioni; l’accoglienza da parte dei lettori è strepitosa e Pentothal divenne una bandiera. Andrea Pazienza però non amava le posizioni ideologiche bensì preferiva trasfigurare la sua arte tramite l’uso di riferimenti autobiografici e di proiezioni dell’immaginario. “I temi più sentiti da Pazienza Andrea (semisconosciuto studente) prima che diventasse Andrea Pazienza (celebre fumettista e illustratore) erano quelli politici: la guerra del Vietnam, la rivolta studentesca, ecc. Compiuti i vent’anni (1976), ha iniziato a pubblicare le prime tavole di Pentothal su Alter Alter, e lì è arrivata la consacrazione. Dopo di che, Andrea ha preso a descrivere i temi più estremi degli anni ’80: la violenza, l’edonismo, la droga. In ogni caso, molte delle sue opere conservano ancora una potenza comunicativa tale da farne degli evergreen”.5 Nell’aprile del ’77 Andrea Pazienza conosce Filippo Scòzzari e tutto il giro della casa occupata denominata Traumfabrik (fabbrica dei sogni, in tedesco); conosce anche Stefano Tamburini e Massimo Mattioli che avevano già prodotto nell’area dell’autonomia romana il primo numero della rivista di cultura e fumetti underground Cannibale, alla quale inizia a collaborare. Con loro, e con Tanino Liberatore, progetta e fonda la Primo Carnera Editore. Dal 1978 al 1981 partecipa alla singolare esperienza di autogestione del settimanale Il Male e
nel 1980, insieme al gruppo di Cannibale e con l’aggiunta di Vincenzo Sparagna, fonda il mensile Frigidaire, forse la proposta più innovativa dell’editoria a fumetti del periodo. Nel novembre dello stesso anno parte per un viaggio negli Stati Uniti alla ricerca del “disegno Ottanta”. “Sono tornato senza nulla che mi interessasse, niente che fosse un modo per arrivare al godimento”.6 Sulle pagine di Frigidaire inventa uno dei personaggi di maggiore successo, sicuramente quello che rappresenta nel migliore dei modi la sua opera: il cinico e spietato Massimo Zanardi. Il trapasso da Pentothal a Zanardi, a cavallo del 1981, segna un netto cambiamento nello stile di Pazienza; riesce a inquadrare l’oggetto del racconto, a unificare il tratto, a sviluppare consequenzialmente la trama. “Voglio ritrovare quella matematica che mi è mancata all’inizio. E’ quest’assenza in fondo che mi ha permesso di fare Pentothal, ma ora me ne devo assolutamente discostare”.7 Parallelamente al suo lavoro da fumettista continua la sua attività di pittore e numerose sono le gallerie e i musei nei quali espone opere originali. Nel 1983 Paz si allontana da Frigidaire e inizia a pubblicare, oltre che su Alter Alter, anche su nuove
riviste di fumetti nate nei primi ’80: Orient Express, Corto Maltese, Comic Art. Nell’estate del 1984 Pazienza si trasferisce in Toscana, a Montepulciano, nella campagna di San Bartolomeo in provincia di Siena, dove cerca serenità e qualche regola per la sua vita e la sua arte, e realizza tra le altre cose, una delle sue opere fumettistiche più importanti: Gli ultimi giorni di Pompeo, la cui pubblicazione parte su Alter Alter nell’aprile del 1985 con due puntate. Nel giugno 1985 Andrea conosce Marina Comandini che sposerà un anno dopo. Continua a collaborare con le principali riviste di fumetti italiane, cui si aggiunge il mensile Linus, e partecipa all’ideazione di Frizzer, mensile che si affianca a Frigidaire. Dal 1986 collabora ad Avaj, supplemento di Linus, a Tango, inserto de “L’Unità” diretto da Sergio Staino, al quindicinale indipendente satirico Zut diretto da Vincino, a Satyricon de “La Repubblica”, al periodico Tempi Supplementari. Intanto Pazienza ha intensificato l’attività di illustratore a tutto campo, realizzando via via manifesti per il cinema e per il teatro (come l’immagine della locandina del film La Città delle Donne di Federico Fellini del 1980), copertine di dischi (Roberto Vecchioni, Amedeo Minghi, PFM, Claudio Lolli, Enzo Avitabile), scenografie, costumi e abiti per stilisti, cartoni animati, alcuni murales, e pubblicità. Eccessivo e straripante nella vita artistica così come in quella reale Andrea Pazienza scompare improvvisamente a Montepulciano nelle prime ore della notte tra il 16 e il 17 giugno 1988, a soli 32 anni. Ora riposa nel cimitero di San Severo accanto a suo padre Enrico. Paz ha illuminato la nona arte per poco più di dieci anni, ma la sua sconvolgente rivoluzione, il suo spasmodico scontro
di opposti ha spalancato al medium fumetto, che fino a quel momento era stato caratterizzato da un voluto e ricercato ripetersi, potenzialità espressive sino a quel momento impensabili. A Cremona è stato fondato nello stesso 1988 il “Centro fumetto Andrea Pazienza” (http://www.cfapaz.it/), che con immutato entusiasmo ancora oggi si propone di valorizzare il fumetto, oltre che di scoprire e pubblicare giovani autori.

1 Enrico Fraccacreta, Il giovane Pazienza, Stampa Alternativa, Viterbo, 2001, p.33-34
2 Gino Nardella (attore e comico-cabarettista), da un’intervista a cura di Antonello Vigliaroli, 2003
3 Andrea Pazienza, da un’intervista a cura di Stefania Scateni e Marco Petrella, Nemo inserto di Jonas – Mensile della FGCI, n.17, marzo 1986
4 Andrea Pazienza, da un’intervista a cura di Valerio Peretti Cucchi, Smemoranda, agosto 1995 (dal testo si deduce che fu raccolta nel marzo del 1982)
5 Gino Nardella (attore e comico-cabarettista), da un’intervista a cura di Antonello Vigliaroli, 2003
6 Andrea Pazienza, da un’intervista a cura di Stefania Scateni e Marco Petrella, Nemo inserto di Jonas – Mensile della FGCI, n.17, marzo 1986
7 Andrea Pazienza, da un’intervista a cura di Franco Serra, Linus, ottobre 1981

 

ANDREA PAZIENZA. PROTAGONISTA DEL FUMETTO NEGLI ANNI SETTANTA-OTTANTA
  Tesi del Dott. Antonello Vigliaroli