INTERVISTA A CARMELO AFRICANO
SULL’ALBUM “TRIBU’” (2004)
D:
Carmelo Africano, come mai questo nome?
R: Per puntare a Sud, visto che faccio musica mediterranea, poi per una
provocazione, perché mi sembra che nei fatti il Sud Italia, o forse
tutta l’Italia, tenda più all’Africa che all’Europa, (premesso
che io rispetto e sono appassionato della cultura mediterranea e quindi
anche africana).
D: TRIBU' è il titolo del tuo primo
album in dialetto; perché questo titolo e perché il dialetto?
R: TRIBU' perché è il titolo di una canzone dell’album e
perché è il concetto che meglio sintetizza la mia visione
di globalizzazione, che non è certo economica ma umana, perché
siamo tutti sotto lo stesso cielo e abbiamo comunque un destino comune
a dispetto delle differenze sociali, di razza, eccetera… Il invece perché
cercavo un linguaggio mediterraneo che mi permettesse di tirare fuori
il sole ed il mare dalla mia musica, la sabbia e i deserti che mi porto
dentro e che sono propri del nostro dialetto e della nostra anima socio/culturale.
Chi ascolta l’album di solito si stupisce dell’armonia del nostro dialetto
cantato e utilizzato su sonorità mediterranee
D: Come è nato TRIBU’, e in quanto
tempo?
R: Ci sono voluti due anni tra scrittura, arrangiamenti e registrazioni.
All’inizio il dialetto era una cosa mia, che non facevo ascoltare perché
lo utilizzavo per sfogarmi o parlare con me stesso in modo franco, poi
un po’ alla volta si è delineato uno stile ed un repertorio, il
tutto spontaneamente. Per quanto riguarda poi gli arrangiamenti, ho lavorato
un anno, e prima di partire ho selezionato bene i suoni che cercavo e
alla fine è andato tutto bene, dritto come un treno. Sono molto
soddisfatto del lavoro, credo che sia un ottimo album, tra i migliori
che abbia mai ascoltato.
D: Un po’ di presunzione non guasta…
R: Non parlo di me, ma dell’album, che esisteva già prima che io
lo registrassi. Io non mi sento autore nel senso di proprietario di quello
che faccio, né di realizzatore, ma mi sento autore nel senso di
scopritore, come lo è un archeologo delle opere che rinviene.
D: Ci sono case discografiche interessate?
R: Si, ma io non voglio aderire a circuiti discografici, preferisco fare
tutto in autonomia. La musica per me è uno spazio libero, un deserto
appunto, e non riesco a condividerla con impegni ed etichette di nessun
genere.
D:Ma la musica può portare al
successo...
R: Non mi interessa questo percorso. Voglio solo fare musica liberamente.
D: Progetti per il futuro?
R: Sto lavorando ad un secondo album, questa volta in dialetto e in italiano
su sonorità più acustiche, con un sound mediterraneo che
spazia dalle sonorità andaluse a quelle greche, passando per l’Italia.
D: Un cambio di rotta quindi?
R: No, al contrario, un’evoluzione. L'album si chiamerà NOMADE
MEDITERRANEO proprio nel senso di viaggio musicale e di pensiero, ed anche
per il gusto di testare il nostro dialetto su più ambienti sonori.
- In bocca al lupo...
- Crepi.
RECENSIONE DEL NUOVO ALBUM DI AFRICANO “NOMADE MEDITERRANEO” (2006)
L’album “NOMADE MEDITERRANEO” è stato registrato
negli studi della MEDITERRANEA, Compagnia degli Autori e Cantautori
Indipendenti, che ha prodotto e distribuito anche il primo album del
cantautore, intitolato “TRIBU’”.
Africano propone 12 tracce interessanti e originali, cantate sia in
dialetto che in italiano. Siamo lontani da pizziche, tarantelle o canti
del Gargano, anche se dalla tradizione sono ripresi lo spirito e la
libertà tipiche di quel modo di fare musica in modo spontaneo
ed autentico.
Le canzoni presenti nell’album “Nomade Mediterraneo” non
ci parlano della vita dei campi, della povertà antica, della
fatica o del sudore dei nostri nonni, ma raccontano i disagi contemporanei,
tipici della nostra epoca, come i problemi legati alla disoccupazione,
al disadattamento, all’immigrazione o alla tossicodipendenza.
Toccante è l’esecuzione, con l’accompagnamento
della sola chitarra, del brano “Monologo interiore di un disoccupato”,
nel quale un giovane disoccupato compie un viaggio mentale nella rabbia
e nella disperazione che lo affliggono.
All’interno dell’ultimo album di Africano non mancano riferimenti
alla guerra in Medioriente, come nel brano “Paradise now cumbà peace
for me”, o canzoni d’amore, come “Gitana” e “U’ core
pazze”. Sono presenti anche brani d’autore, di ricerca
e di viaggio interiore, come “Nomade mediterraneo”, brano
che dà il titolo all’album, o “Camine e camine”.
Africano ha utilizzato solo strumenti nomadi, cioè trasportabili,
come chitarra, laud, sitar, percussioni, bonghi, congas, maracas, violino,
fisarmonica e basso acustico, riuscendo così ad attraversare
ritmi e sonorità gitane, greche, mediorientali, afro e quelle
tipiche del sud Italia, come farebbe un vero nomade mediterraneo. In
questo contesto cultural-musicale il dialetto sanseverese ha trovato
un ambiente sonoro naturale, scoprendosi lingua mediterranea a tutti
gli effetti.
Per ulteriori informazioni è possibile contattare Africano
tramite l’indirizzo mail mediterraneaautori@libero.it o
il numero telefonico 340.9867004.
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