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EX SOLDATO
AMERICANO:
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MATTEO SALVATORE


  Matteo Salvatore nasce nel lontano 1925 ad Apricena, dove trascorre una poverissima infanzia, con il padre facchino e la madre che, - come ha scritto lui stesso nel libro “La luna aggira il mondo e voi dormite” - per procurare un po’ di pane per i figli, di tanto in tanto si “camuffa da mutilata” e si recava nella vicina Poggio Imperiale a chiedere l’elemosina. Le bocche da sfamare sono tante, troppe, quindi Matteo, per aiutare la famiglia, fa il garzone di cantina per otto lire l’anno e fa parte dei bambini di sette-nove anni che stanno “nella piazza del paese per essere venduti”.

  La sua giovinezza fatta di grande miseria, di analfabetismo viene riscattata con la dolcezza della sua chitarra, che impara a suonare “alla perfezione” in tre anni di lezioni dal maestro Pizzicoli, cieco, suonatore di violino, mandolino e chitarra. La sua vita inizia a cambiare. A venti anni si sposa con Antonietta, che dopo poco più di un anno muore di tumore.

 

 A Benevento, dove si reca per lavoro, conosce una ragazza, la sposa e ha una prima figlia. Successivamente emigra a Roma dove inizia a lavorare come “posteggiatore” ai tavoli di “Giggetto er Pescatore”, ai Parioli, dove canta, accompagnato dalla chitarra, canzoni napoletane; è proprio qui che il regista Giuseppe De Santis lo nota e, entusiasmato dal suo carisma, lo incarica di andare a registrare in Puglia canzoni popolari per il film “Uomini e lupi”. Il “lazzarone” Matteo compone quattro ballate e le spaccia per canti popolari. Con i primi soldi che riesce a guadagnare, Matteo fa trasferire sua moglie e i due figli da Benevento a Roma, dove, nella baracca in ci vivono, nasce il terzo figlio. Mentre suona a Trastevere in una trattoria, conosce Claudio Villa; con lui farà una fortunata tournèe all’estero. Incide il primo 78 giri e inizia ad avere successo con le etichette discografiche Vis radio, Fonit Cetra, Cgd. Capita però che uno spirito semplice come quello di Matteo sia diffidente nei confronti delle case discografiche; sospettando che queste lo imbroglino pagandolo meno del dovuto, a sua volta è lui a imbrogliarli consegnando le stesse incisioni, in esclusiva, a più etichette.    

 Matteo finalmente diventa ricco e conosce Adriana Doriani, sua amante, musa ispiratrice e collaboratrice, con la quale vive una lunga e drammatica storia d’amore, culminata in modo oscuro e tragico. Con il passare del tempo Matteo riesce ad entrare nelle grazie di alcuni intellettuali come Italo Calvino, Maurizio Corgnati e Franco Antonicelli, che ammirano i suoi lavori, esaltando le sue doti artistiche. Nel 1966 incide a Milano il suo primo Lp, dal titolo Il lamento dei mendicanti, riscuotendo un enorme successo; nel 1968 partecipa al Cantagiro con la canzone Lu soprastante, nella sezione dedicata alla musica popolare.
  Inoltre fa la sua prima trionfale tournèe in Canada, dove incide diverse canzoni. Nel 1972 arriva il suo capolavoro, cioè un cofanetto di quattro Lp con cinquanta canzoni, intitolato Le quattro stagioni e inciso per la Rca-Amico. Seguono periodi belli e brutti, accompagnati da tournèe, incisioni autogestite, riconoscimenti ricevuti da tutti coloro che fanno musica popolare e non.
  In oltre cinquant’anni di attività artistica Matteo Salvatore è riuscito a dare alla Puglia, al Sud, all’Italia e al mondo intero un incredibile e straordinario contributo musicale, vocale, linguistico e tematico, universalmente considerato unico per quantità, qualità e tipologia. E’ stato un precursore, l’inventore di un nuovo stile, il cantastorie che ha anticipato la stagione dei grandi cantautori italiani. Beppe Barra, Eugenio Bennato, Pino Daniele, Vinicio Capossela, Teresa de Sio, sono solo alcuni dei nomi illustri che hanno riconosciuto in Matteo il pioniere della vera musica popolare e che ne hanno celebrato (e continueranno a farlo) il cantastorie di Apricena come un Maestro, come il Maestro.

 Negli ultimi anni Matteo ha preso parte, interpretando se stesso, all’opera teatral-musicale “Craj”, ideata e diretta da Teresa de Sio, scritta in collaborazione con Giovanni Lindo Ferretti. Questo progetto si è poi trasformato in un film, dal titolo omonimo, presentato all’ultima (la 62esima) Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, all’interno delle Giornate degli Autori.

     

 Matteo ora non c’è più, ma le sue canzoni ci parleranno ancora e per sempre di un mondo lontano, un mondo in bianco e nero, di sentimenti veri, di sogni e bisogni.

 

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