![]() |
![]() |
![]() |
||
|
|
||||
| LE
NEFANDEZZE DEI DI SANGRO CONTRO LE POPOLAZIONI DI S. SEVERO E TORREMAGGIORE |
||||
![]() |
Correva probabilmente l’anno 1720 quando al mastrogiurato Giacomo Pazienza ed ai sindaci Bartolomeo Palma, Niccolò Rossi, Francesco Aceto e Geronimo Buttazzo, facenti parte dell’Amministrazione Comunale di San Severo, denunciarono gli abusi e i delitti commessi dai feudatari Paolo ed Antonio di Sangro ai danni dei cittadini di San Severo. Ecco l’oggetto della denuncia:“Gravezze, estorsioni, abusi di giurisdizione, sevizie, oppressioni, maltrattamenti, |
|||
indebite
carcerazioni ed omicidi praticati degli illustri d. Paolo di Sangro
principe di S. Severo e d. Antonio di Sangro suo figlio duca di Torremaggiore
in tempo del loro governo con l’oppressa città e cittadini
di San Severo”.
La denuncia è illustrata in maniera circostanziata in ben 50
punti ed evidenzia il clima di terrore che si era instaurato. Non si
sa se i cinque firmatari intrapresero insieme il lungo viaggio o se
fu il solo sindaco Rossi a recare a chi di competenza la denuncia. |
||||
Il 2 marzo 1723 il sindaco Niccolò Rossi, uno dei firmatari, reo
di aver portato la denuncia, non sappiamo se con altri, alle corti di
Napoli, Madrid e Vienna, fu ucciso con una archibugiata da Giovanbattista
de Angelis, per mandato di Gennaro Gaudino, su ordina del duca. Responsabili
e mandanti vennero individuati. Il 18 maggio 1723, la causa fu rimessa
alla règia procura di Lucera. Nel frattempo a Giacomo Pazienza
nacque un figlio, Domenico Antonio, e i di Sangro, per rabbonire il fiero
mastrogiurato, fecero battezzare, il 10 giugno 1723, il bambino da un
loro congiunto. Ma quando Pazienza seppe che Girolamo del Sordo al processo
aveva testimoniato il falso, perché sottoposto ad atroci torture,
cosa denunciata pubblicamente nella chiesa di S. Agostino, ruppe gli indugi
e, dimenticando i |
||||
vincoli affettivi che lo legavano ai di Sangro, radunò il popolo e lo portò alla ribellione contro i tiranni. Atto di coraggio non comune in tempi tanto difficili, in cui incerte erano le leggi e quasi inesistente l’indipendenza del potere giudiziario dalle potenti influenze. Sulla facciata della nostra Chiesa della Pietà, una lapide ricorda l’evento: “PRO PUGNA PATRIA 1723”. a cura
di Domenico Tota Foto: Archivio www.sanseveresi.com |
||||