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ITINERARI DA SAN SEVERO

a cura di Giuseppe dell’Oglio

IL TAVOLIERE DI PUGLIA
  Seconda per dimensione solo alla Pianura Padana, la piana del Tavoliere di Puglia si estende per circa 80 chilometri ed è uno dei posti meno piovosi d’Italia. Le Tabulae censuarie dell’antica Roma assegnarono il loro nome a questo bacino agricolo noto come “il granaio d’Italia”.
  Partendo da San Severo si imbocca la SP 30 fino a Torremaggiore. Di qui si imbocca la SP 12, in direzione Lucera, dove, percorsi alcuni chilometri, si arriva a Fiorentino, luogo in cui trovò la morte l’imperatore Federico II. Da Fiorentino proseguiamo sulla SP 12 fino a Lucera. Poco prima del centro abitato, sorge l’anfiteatro romano (I secolo a.C.), solenne costruzione d’età augustea. L’ex colonia romana fu ricostruita nel XIII secolo da Federico II, che concesse asilo a ventimila musulmani provenienti dalla Sicilia (poi massacrati, nel 1300, da Carlo II d’Angiò).
  Nella parte più alta della città, l’antica acropoli, si stagliano i resti della fortezza costruita dallo stesso sovrano svevo (1233) e recintata da Carlo I d’Angiò con un muro di 900 metri e 24 torri (1269-1283). Proseguendo sulla SP 160 per Troia, all’inizio della strada c’è una deviazione per San Giusto, sito archeologico di epoca romana e antica stazione di sosta sul tragitto per Benevento, oggi purtroppo sommerso dalle acque di un grande invaso artificiale. In seguito si prosegue per Foggia. La città, che si dice abitata dagli indigeni dell’antica Arpi (XI sec.), visse un periodo florido con il regno di Federico II, il quale la scelse come residenza imperiale continentale e vi fece costruire nel 1233 il palazzo, di cui oggi si scorge soltanto il cosiddetto Arco di Federico, incorporato nel Palazzo Arpi (XVIII-XIX sec.).

  Gli Aragonesi la fecero diventare la sede della dogana del Tavoliere (1447) e uno dei mercati più prosperi dell’Italia meridionale. La città venne semidistrutta dal terremoto del 1731. Nell’agro di Foggia, presso la località “Passo di Corvo”, ci sono testimonianze di insediamenti di età neolitica (troviamo tracce di altri villaggi neolitici nella zona costiera presso la foce del Candelaro oltre che a San Severo). Proseguendo in direzione di Ortanova sulla SS 16, c’è il Santuario della Madonna dell’Incoronata, fondato nel secolo XI, alla luce del rinvenimento della statua della Madonna Nera da parte di un pastore tra i rami di una quercia. Continuando sulla statale, sostiamo ad Ordona, dove si possono visitare le rovine dell’antica Herdonia, un patrimonio archeologico di valore inestimabile, testimonianza dell’antico splendore, nel Tavoliere, dell’impero romano. Da Herdonia si torna sulla SS 16, ma in direzione sud, verso Cerignola, per una visita alla sua grandiosa cattedrale neogotica, costruita a cavaliere tra XIX e XX secolo. Risalendo il Tavoliere sulla SS 159, costeggiando il mare in direzione di Manfredonia, sulla costa sipontina sorge l’Abbazia di San Leonardo, fondata dai Canonici Regolari di San Agostino nell’XI secolo.
   La costruzione ha un suntuoso portale adorno di archivolto sorretto da colonne che premono su leoni. Nelle vicinanze è presente la chiesa di Santa Maria di Siponto, costruita agli inizi dell’XI secolo, uno dei monumenti più significativi dell’arte romanica pugliese, mista a stili propri delle architetture orientali. Anche qui le colonne che adornano il portale poggiano su leoni. Nell’interno si conservano mosaici del III e IV secolo, mentre l’altare è un sarcofago bizantino reimpiegato.

  Proseguendo per qualche chilometro si raggiunge Manfredonia, sul golfo omonimo. La città venne costruita da Manfredi, re di Sicilia e figlio di Federico II, intorno alla metà del 1200, per trasferirvi gli abitanti della distrutta Siponto. La città ha impianto medievale in cui si distinguono le mura, di cui restano solo alcune torri, e il grande castello, fortezza con torri angolari costruita da Manfredi e completata dai d’Angiò. Oggi il castello è sede del Museo Nazionale del Gargano, che raccoglie materiali del neolitico, vasi micenei e, soprattutto, le stele daunie risalenti al VII e al VI secolo a.C. Nel tratto Manfredonia-Margherita di Savoia c’è una zona umida, con le saline più grandi d’Europa. Sulle distese d’acqua delle saline si nutrono e nidificano anche diversi uccelli acquatici, tra cui i fenicotteri rosa.

IL SUBAPPENNINO
  Il modo migliore per iniziare una sommaria conoscenza delle zone montuose della Capitanata è partire da San Severo. Dalla città si prosegue fin quasi al confine col Molise, all’altezza del bivio per Celenza Valfortore. Dalle SP 1 e SP 3 si giunge a Carlantino, paesino affacciato sul lago di Occhito e sull’omonima diga. Tornando sulla SS 17, ma attraverso le varie strade provinciali, ci si immerge nel folto bosco di San Cristoforo, prima di arrivare a Motta Montecorvino, da cui rientriamo sulla SS 17; si taglia poi attraverso Lucera e si arriva a Troia. Antichissimo centro apulo, noto col nome di Ece. Nel 1093 il vescovo Girardo da Piacenza fece costruire, a conclusione del primo concilio locale preseduto da papa Urbano II, il Duomo, uno degli edifici più belli di Puglia. Con un misto di stili (longobardo, saraceno, bizantino, romanico) la cattedrale è caratterizzata da un rosone ricco di linee e trafori geometrici, dai portali con le incisioni di Oderisio da Benevento (1119), da maestose decorazioni scultoree e un pregiato pulpito romanico del 1169.

  Lasciata Troia si passa nella parte meridionale del Subappennino, in direzione di Bovino, dove visitiamo l’imponente castello, Orsara di Puglia (con la Grotta-Santuario di san Michele e la Fontana dell’Angelo), Deliceto – che vanta un castello ed altri palazzi di un grande rilievo – ed infine, scendendo verso il basso Tavoliere, Ascoli Satriano, ricchissima di palazzi e testimonianze di epoca romana e medievale. Il percorso interno prevede il passaggio dai comuni di Volturino, Roseto Valfortore, Alberona, Biccari e Faeto. Questa zona è più interessante dal punto di vista naturalistico ed enogastronomico.
Qui c’è la vetta più alta della provincia: il Monte Cornacchia (quasi 1200 mt di altezza), laghi e boschi. A Faeto e Celle San Vito c’è una comunità franco-provenzale, impegnata a tutelare e a valorizzare le proprie origini e la propria cultura.