Eretta nel 1577 sulle rovine di un antico
ospedale “dei Pellegrini” in seguito al miracolo di Santa Maria
della Pietà, dipinta, con evidente ispirazione grottesca,
su un muro esterno dell’ospedale stesso, ricordato in un’epigrafe
presso l’altare maggiore. Dalle testimonianze scritte di A. Lucchino
apprendiamo che non subì danni durante il terremoto del
1627. La chiesa venne prolungata nel 1682 e l’ingresso spostato
nel sito attuale. Nel 1737 venne restaurata ed abbellita a cura
dell’Arciconfraternita detta “della Morte”, qui trasferitasi nel
1707 dalla chiesa di S. Antonio Abate. Questa Congregazione fu
eretta in corpo morale il 30 agosto 1769; i confratelli vestono
un camice con cappuccio nero e portano sul petto gli emblemi della
crocifissione. Il vescovo Scaramuccia consacrò l’altare
maggiore dedicato a Maria SS. Della Pietà, sul quale vi
è l’affresco miracoloso raffigurante la Vergine con Gesù
morto ai piedi della croce. Durante il restauro del 1974 vennero
tolte alcune epigrafi funerarie che si trovavano sulla parete
sinistra della navata, poco dopo l’ingresso, e murate nell’atrio
esistente a destra della chiesa. Attualmente la chiesa è
in fase di restauro a causa dei danni subiti dopo l’ultimo terremoto
del 2004.
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| Notevoli
gli altari settecenteschi in marmo garganico policromo e il pregevole
pavimento della stessa epoca, in pietra intarsiata. In quest’aula
echeggia dovunque il motivo dello stemma confraternitale, il famigerato
teschio, allegoria schietta di Thànatos spesso confusa con
un futile e macabro vezzo che è valso nei secoli a fregiare
la chiesa del titoli “dei Morti” (la sepoltura dei morti non era monopolio
di questo tempio, ma situazione comune a tutte le chiese, mancando
un civico cimitero), risponde nella sua equilibratissima costituzione
ai canoni filosofici del tempo. La luce che penetra all’interno della
chiesa filtra a fatica attraverso le finestre strombate. |
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Sul soffitto c’è la grande tela con la SS. Vergine e le anime
del Purgatorio, opera del sanseverese G. Cavallo (1910). Sono esposte
al culto le statue settecentesche di Maria SS. Addolorata e di S.
Giuseppe, eseguite dallo scultore sanseverese Sebastiano Marvocca
verso il 1850, e quelle dell’Immacolata e dell’Angelo Custode, opere
napoletane del Catelli del 1857-58. All’esterno della chiesa, sul
lato destro dell’ingresso, è visibile l’originalissimo campanile
a vela ornato da curiosi coronamenti a piramide.
LUCCHINO A., Del terremoto che al dì 30 luglio
1627 ruinò la città di San Severo e terre convicine,
a cura di N. Checchia, Foggia, 1930
PILLA U., RUSSI V., San Severo nei secoli, Cromografica Dotoli,
San Severo, 1984
SAN SEVERO 2000, Cd-rom realizzato dal Comune “Città di San
Severo” a cura dell’Ufficio relazioni con il pubblico, San Severo,
2000
E. AZZERUOLI Un po’ di folklorismo paesano, Tipografia Joele &
Aliberti, Napoli
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