SAN LORENZO
 

  Le prime origini del Monastero di San Lorenzo sono tuttora discusse. Dalla consultazione delle “Memorie storiche della città di San Severo” del 1875, risulta che, nel 1100, tre figlie di un notaio della città dauna si rinchiusero in una grande casa con un antistante orto. Contigua vi era una chiesa anch’essa richiesta e ottenuta dalle ragazze. L’ubicazione del primitivo sito cinquecentesco coincideva quasi con quello attuale: nei pressi delle scomparse mura cittadine, all’interno della cerchia, in un complesso edilizio che si andò formando per successive aggregazioni e ampliamenti.
   Successivamente altre giovani si sarebbero raccolte in questo tipo di “conservatorio”, dove le donne vivevano secondo la regola di San Benedetto.
Testimonianze di sicura attestazione giuridica, sembrano essere atti notarili che, dal 1572 alla fine del XVI secolo, tramandano la presenza e l’attività del Monastero.
   La fondazione dipendeva dal Municipio, che forniva direttamente, tramite una regolare elezione, un procuratore che espletava compiti amministrativi e controllava i bilanci annuali.
   Nel 1580 San Severo divenne sede vescovile. Il vescovo Gennaro Malaspina (1583-1604) provvide a riformare la comunità, che si organizzò come “monastero di clausura con l’esatta regola di San Benedetto e sotto il titolo di San Lorenzo martire”. Il sigillo dell’operazione riformistica di Malaspina fu la donazione di una reliquia di San Lorenzo. Nei primi anni del Seicento il vicario Serragli provvide alla costruzione della nuova chiesa, prevista dal vescovo Malaspina con la dedicazione a San Lorenzo
   Gli inizi del 1600 segnarono l’incremento del numero delle suore che abitavano San Lorenzo. Solo in occasione del triste terremoto del 30 luglio 1627 la chiesa e il monastero caddero in rovina, provocando il trasferimento della maggior parte delle monache in altri monasteri. Le poche suore rimaste a San Severo tentarono di ricostruire il centro monastico con l’acquisto di nuove case, costituendo un chiostro.
   Nel 1738 l’Astarita fu chiamato a San Severo per disegnare la pianta dell’intero complesso Monastico, con cura particolare per la chiesa di San Lorenzo.
   I lavori della chiesa, poi, ebbero inizio concretamente nel 1778, sotto la direzione del maestro Pasquale Jannelli. Al lavoro parteciparono alcuni maestri locali.
   I risultati del progetto della chiesa di San Lorenzo non solo costituiscono un compromesso tra libertà rococò e classicismo d’accademia, ma anche una testimonianza raffinata ed elitaria, tesa ad una sicura e sincera ricercatezza formale.
  

  Nella navata vasta e luminosa di San Lorenzo, il dinamico andamento longitudinale è rattenuto ed equilibrato con l’inserimento di un ovale nella parte centrale, sormontato da una volta cupoliforme, traverso rispetto all’asse principale, risolvendo armonicamente la tensione derivante da spinte volumetriche differenti.
   Dopo la proclamazione a Vescovo di Monsignor Faras, furono commissionati, nel 1786, due grandi tele per gli altari laterali e otto tondi per le pareti della navata al pittore tranese Nicola Menzele. Le successive basi architettoniche riguardarono la costruzione del campanile e l’inizio della fabbrica del terzo piano, mentre, nel 1840 fu finalmente possibile costruire e terminare il quarto sud-est del Monastero.
   Il vano centrale presenta nell’alzato due semicrociere che marcano la volta a forma ellittica, simulando una vera cupola allungata. La zona finale, costituita dall’area presbiteriale, si presenta leggermente sopraelevata e palesa una luminosità vibrante nelle curve laterali, esaltata anche dal profilo netto delle grandi grate nei due fianchi. Le linee delle pietre della facciata tendono a comporsi in un preciso schema simmetrico, perfettamente armonica con il generale movimento, leggermente ondulato.
Il campanile non molto alto, ricalca un po’ la forma di altri campanili sanseveresi di tipologia romanica, ma presenta, allo stesso tempo, una struttura snella e dagli spigoli sinuosi, secondo il gusto seicentesco. La caratteristica peculiare, in ogni caso, è nella chiusura a cuspide. L’interno del monastero, pur dimostrando una particolare funzionalità, consentiva soluzioni formali di pregevole qualità.

  D’indubbio valore storico sono le iscrizioni lasciateci: la prima nel 1789 all’esterno sopra il portale, in cui si precisa che il nuovo tempio fu eretto accanto all’antico; la seconda, datata 28 aprile 1833, tuttora esistente presso l’ingresso, a memoria della solenne consacrazione della Chiesa e dell’altare maggiore.
   Questione controversa è se il Monastero di San Lorenzo, o delle Benedettine, fu o no proprietà del Comune di San Severo.  Nella seduta consiliare del 16 agosto 1866, l’allora sindaco, l’avv. Vincenzo de Ambrosio, rivendicò il diritto di proprietà del comune di San Severo sul Monastero di San Lorenzo facendo riferimento alla legge del 7 luglio 1866, con cui erano soppressi gli Ordini e le Corporazioni religiose.
   Un delegato del Municipio era detentore delle tre chiavi d’accesso che consegnava di mattina all’inserviente del Monastero per ritirarle la sera. Inoltre il Municipio aveva il diritto decisionale per l’accesso delle donne che volevano monacarsi e regolamentava l’ingresso d’estranei al Monastero, perfino del Vescovo, tramite un Mastrogiurato. Il Monastero divenne quindi nel tempo un’istituzione laica, dove erano ospitate donzelle che non osservavano più la regola benedettina.
   Il 21 febbraio 1910 il Consiglio comunale presieduto dal sindaco dr. Vincenzo di Fazio decise di usare i locali del convento per le scuole elementari e medie, trasferendo le suore nel Monastero dell’Addolorata. Queste ultime inviarono al Comune una comunicazione, con la quale chiedevano di non essere trasferite altrove ma di essere relegate in una porzione del Monastero. Il Comune accettò tale compromesso, ma il 14 ottobre 1911 la Giunta comunicava che, per ragioni di pubblica sanità, era disposto lo sgombero e l’occupazione temporanea dell’intero edificio; alle suore rimaste andò un’indennità di lire cento. Con la rinuncia a rimanere nel Monastero dell’ultima suora, nel 1914, il Comune ne fu finalmente padrone.
Accanto a motivi rococò è facile scoprire nell’architettura dell’altare, nella purezza degli intarsi e del taglio geometrico dei quadri marmorei, la tendenza a tradurre in un linguaggio semplificato l’esuberanza delle forme e il dinamismo dei ritmi lineari dei modelli del suo maestro Domenico Antonio Vaccaro.

 

  L’altare maggiore possiede, oltre alle vivacità coloristiche e plastiche, all’esatta qualità geometrica dei partiti, un bellissimo esempio di composizione tipicamente sammartiniana nella grazia corposa ed equilibrata, nella ricercatezza di leggiadri movimenti dei putti del paliotto, reggenti il medaglione centrale con la croce in metallo e argento. Tale realizzazione è attribuita a Giuseppe Sammartino, od un suo allievo, o a suo fratello Gennaro.
   La balaustra a piastrini di marmo rosso antico, intervallati da parallelepipedi rivestiti di svecchiature di breccia nuvolata gialla incorniciate da listelli rossi a intarsio, si dispone su un gradino secondo un elegante andamento curvilineo. Molte sono le caratteristiche in comune tra questa chiesa e i suoi ornamenti, con le altre opere di Astarita, specialmente quelle napoletane. La decorazione a stucco della chiesa fu affidata ad Ambrogio Piazza.

FICUCIELLO Fabio, La chiesa di San Lorenzo a San Severo, San Severo, 1996
CHECCHIA de AMBROSIO Giovanni, Monastero delle Benedettine, San Severo, 1981
de AMBRIOSIO F., Memorie storiche della città di San Severo, Napoli, 1875
BASILE BONSANTE Mariella, La chiesa di S. Lorenzo a San Severo, Bari, 1998
MUNDI Benito, Studi per una storia di San Severo, San Severo, 1989
MUNDI Benito – GRAVINA Armando, 5° Convegno sulla Preistoria-Protostoria-Storia della Daunia, San Severo, 1983