|
|
|
| |
Nella nostra città,
abbiamo la fortuna di avere tante chiese e palazzi di notevole bellezza,
oltre a tanti deliziosi scorci come piazzette, cortili, logge e
giardini interni, archi e tanti piccoli particolari che, in molti
casi, hanno bisogno di essere scoperti, perché nascosti in
viuzze e vicoli angusti.
In gran parte, le nostre costruzioni risalgono
al 1800 e soprattutto al 1700, epoca in cui ebbe inizio la ricostruzione
edilizia seguita al terremoto del 1627: è l’epoca in cui
mutano le condizioni storiche ed economiche della comunità
sanseverese e la sobria austerità che li contraddistingue,
evidenzia l’evolversi del gusto e il progresso economico della città
attraverso il tempo; gli stessi palazzi assolvono al duplice compito
di sapersi sapientemente inserire nel contesto edilizio circostante
e di mettere in evidenza il ceto di appartenenza e l’opulenza dei
rispettivi proprietari, particolari questi, che trovarono la loro
espressione nell’uso di determinati fregi e rilievi. E’ in questo
modo, ad esempio, che il portale dei palazzi, diventa primo e unico
elemento visivo immediato: diventa immagine simbolica della differenza
che si impone allo sguardo dei passanti. Questi bei portali e le
decorazioni delle facciate, raccontano la nostra storia e costituiscono
il vanto del nostro patrimonio artistico e architettonico che, pur
risentendo dell’influenza napoletana, è frutto dell’ abilità
e della fantasia dei nostri “artisti-tecnici-scultori”.
Spesso la chiave d’arco dei portali curvilinei,
è costituita da eleganti stemmi ovaleggianti o a forma di
scudo, con modanature portanti le iniziali del proprietario o la
data di costruzione del palazzo, oppure i simboli del potere economico
di ciascuna famiglia, ma spesso si ritrovano altri elementi decorativi
che le arricchiscono: da quelli zoomorfi come leoni, aquile, agnelli,
galli e colombe, a motivi vegetali come foglie, fiori, spighe di
grano e grappoli d’uva e motivi astronomici, come luna, stelle e
sole ; non di rado, questi stemmi, venivano sormontati da una corona..
anche quando il committente non apparteneva alla ricca borghesia
locale! |
|
|
In molte facciate
dei nostri palazzi, sono ancora ben visibili dei mascheroni con
in bocca degli anelli in ferro, detti “boccole”, che servivano ad
inserire la fune con cui legare i cavalli in sosta; queste maschere,
di origine antichissima, riconducibili sicuramente alle maschere
usate dagli Etruschi, dai Greci e dai Romani per i loro riti magici,
erano scelte per decorare ed abbellire non soltanto gli edifici,
come Palazzo Ricciardelli in via Soccorso che ne ha sette intervallate
fra i portali, donando un notevole effetto scenografico all’edificio,
ma anche mensole e fontane e non per ultimo, avevano il compito
di proteggere dalla sfortuna, dai pericoli e dal malocchio proprio
attraverso quell’aspetto orrido e buffo, bizzarro, tragico o terrificante
che li caratterizza.
In molti edifici, inserite nella parte superiore
dell’architrave e non solo dei palazzi signorili, ma anche e soprattutto,
sui portali più semplici e meno appariscenti di più
modeste abitazioni, ci sono delle sovrapporte o “roste” che hanno
una duplice funzione: di carattere estetico, in quanto servono a
decorare e ad arricchire il complesso architettonico di cui fanno
parte e di carattere pratico, perché permettono la presa
d’aria e luce anche quando il portone rimaneva chiuso. I raggi di
questo ventaglio sono spesso a forma di birilli o di frecce ma talvolta,
vengono sostituiti da un complesso intreccio di volute con fiori
e tralci piuttosto elaborati. Alla base della rosta è facile
ritrovare le iniziali del proprietario, la data di costruzione del
palazzo, un fregio, o un mascherone; molte roste, così, da
semplice elemento pratico, diventano elemento decorativo che aggiunge
ricchezza e particolarità a diversi edifici, come nel caso
del Palazzo Casillo in via F. D’alfonso, in cui i motivi vegetali
che ornano le roste sono addirittura ripresi sulle ringhiere dai
balconi, donando alla struttura un piacevolissimo effetto estetico. |


palazzo Carafa
|
|
|
palazzo Casillo .jpg) |
|
|
Altri elementi decorativi
molto usati a San Severo in epoche passate, erano la conchiglia e
il “putto alato”. Elementi caratteristici dell’architettura barocca
napoletana e meridionale in genere, erano ritenuti simboli beneaugurati
a cui si ricorreva anticamente per la loro funzione protettiva: il
putto, infatti, riconduce all’Angelo custode, la conchiglia era ritenuta
simbolo della vita e della fertilità. |
|
|
Tra gli elementi
decorativi dei secoli passati giunti fino a noi, non si può
poi, fare a meno di porre in evidenza le panciute ringhiere spagnoleggianti
del Sei-Settecento, realizzate in ferro liscio con riccioli terminali
e spesso movimentate da motivi floreali stilizzati , di chiaro gusto
tardo-barocco, che caratterizzano e sottolineano la bellezza di
molte strade del nostro centro storico. Tanti
e diversi sono i palazzi che sono da considerarsi come perle di
particolare bellezza che caratterizzano la nostra città,
come Palazzo del Sordo, in via U. Fraccacreta: l’intero complesso
abitativo, formato dalle tre case palazziali, si apre alla strada
con tre lati, di cui uno soltanto |

palazzo Del Sordo |
|
|
è quello rappresentativo
e principale, gli altri due si affacciano su vicoli stretti, hanno
finestre di diverse forme e dimensioni, che vanno da finestre lobate
ad aperture con verone di forma rettangolare, prive di qualsiasi decorazione,
tranne le cinque aperture con stipiti in pietra ornati con notevoli
fregi e motivi vegetali scolpiti a bassorilievo. |
|
|
Nell’androne d’ingresso,
le due volte a botte lunettate comprendono due dipinti ad affresco,
uno di questi raffigurante la Madonna che calpesta un drago; il
giardino interno, è circondato da ampie finestre che danno
luce a grandi sale interne, una delle quali ospita la cappella del
palazzo.
In corso Vittorio Emanuele, non si può
non ammirare Palazzo Carafa, residenza di una delle famiglie più
in vista della città: è ubicato tra il monastero delle
Benedettine da una parte e quello dei padri Celestini dall’altra
e la facciata laterale, priva di ornamentazione fa pensare all’uso
diffuso di arricchire di elementi decorativi solo la parte che si
affacciava sulla strada principale. Il prospetto su corso Vittorio
Emanuele, “scind mon’k” (discesa delle monache), presenta quattro
locali ad arco a sesto pieno e quello di accesso al palazzo è
di altezza maggiore rispetto agli altri tre. Dei quattro locali,
tre presentano sulla chiave d’arco, uno stemma decorativo e nell’interno,
parte del loggiato è coperto da una cupola a semi calotta
al cui centro è raffigurata un’aquila sopra un albero.
|

palazzo Carafa
|
|
|
Palazzo Carafa è fronteggiato a sua volta, dall’altrettanto
maestoso Palazzo Del Pozzo, con le sue tipiche conchiglie che risaltano
su ciascuna delle finestre e dei balconi allineati lungo la via
principale. Un altro particolare interessante, è sulla
facciata del Palazzo Pazienza : si tratta di un leone stiloforo
e di una testa umana tra le fauci di un leone, tipico dell’immaginario
medievale che prediligeva l’orrido, frequentemente usato per portali,
capitelli e doccioni, in un’epoca in cui queste icone costituivano
i simboli, i segni che parlavano e indicavano la scorciatoia della
fede.
Palazzo Curtotti , che ha la sua facciata
principale in via San Severino, mentre l’altra facciata sorge su
via Imbriani, prima denominata via Mercato poiché portava
alla piazza del mercato che si svolgeva due volte a settimana e
nei giorni di San Luca e San Pietro e Paolo. Il portale è
la parte del palazzo maggiormente ricca di ornamenti, notevole lo
stemma della famiglia Fraccacreta sul portale d’ingresso e il monogramma
di San Bernardino sull’architrave della porta a piano terra. Palazzo
Perretti, in vico Saraceni, ha la particolarità di avere
sulla facciata principale, delle colonne scanalate sormontate da
capitelli corinzi e rosette negli archivolti: oltre a quelle di
Palazzo Celestini, sono le uniche colonne riscontrabili in città.
Palazzo Gervasio,in via T. Solis, ha un elegante portale ad arco
lobato mistilineo, di grande effetto e gusto artistico: è
tra i più belli del nostro centro storico, realizzato in
pietra chiara finemente scolpita con motivi geometrici e floreali;
sulla base degli stipiti compaiono due leoni, lo stesso animale
che, insieme alle spighe, compare nello stemma inserito nella chiave
d’arco. |
|
|
C’è un altro
portale di notevole bellezza, più ricco e scenografico: quello
dell’ex Convento di San Francesco ( ex orfanotrofio ed ora sede della
Biblioteca comunale e del Museo della città). Le decorazioni
della facciata principale, sono di gusto naturalistico e richiamano
gli elementi base dell’agricoltura locale; affiancato da vistose ghirlande
e da cornucopie, simbolo dell’abbondanza, il portale mistilineo è
stato realizzato in pietra morbida ed è sormontato da un elegante
frontone con stemma centrale e la cimasa superiore ha una decorazione
a dentelli. |

convento S. Francesco
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Altrettanto ricco
è il balcone decentrato sulla sinistra, il cui architrave è
posto sotto una cornice conchigliata e coronata da un piccolo timpano
sorretto da mensole. Il portale di Palazzo Di Fazio in via T. Solis,
è arricchito da maschere vivaci ed espressive e da capitelli
laterali ricchi di grappoli d’uva e pampini. Singolare, è in
piazza Castello, il Palazzo Di Nanni con i suoi sette busti bronzei,
raffiguranti i sette re di Roma, che sorreggono la ringhiera della
terrazza sovrastante il primo piano. |

palazzo Nanni |
|
| Bellissimo
è il Palazzo Rizzi, in via don Minzoni, in stile Liberty con
i suoi colori vivaci, le decorazioni geometriche e le ringhiere floreali
con le loro linee sinuose ed eleganti. Tra tutti questi bei palazzi,
spiccano sicuramente, le linee sobrie ed essenziali dei “mugnali”
, che tutti conoscono come le case contadine di una volta: case tozze
e bianche, di solito dei monolocali in cui vivevano famiglie numerosissime,
con i tipici tetti spioventi. Da non trascurare, le belle loggette
di via S. Anna, via Montenero, via Borgo Casale e quella bellissima
sulla facciata posteriore di Palazzo Perretti , senza dimenticare
i carinissimi, piccoli cortili del centro storico, come quello di
vico Trapezio, vico Saraceni e vico Curvo. |

i mugnali
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|