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Aram Chaos,  zona industriale di Marte ?
di Ennio Piccaluga

    

  Haram Chaos è una depressione nel suolo marziano che ha la profondità di circa duemila metri, probabilmente conseguenza dell’impatto con un asteroide costituito da un enorme blocco di ghiaccio che avrebbe, in un primo momento, generato un lago di abissale profondità successivamente diventato  una landa arida e caratterizzata da profonde fenditure nel terreno.        

  In effetti nelle zone caotiche la scomparsa dell’acqua ha portato alla formazione di solchi che dividono zone pianeggianti ed uniformi, coperte quà e là da sedimenti che sembrano essere stati trascinati e posizionati casualmente da un cataclismatico spostamento di acqua. Stiamo parlando tuttavia di avvenimenti che possono distare fra loro migliaia o anche milioni di anni, e non è affatto assurdo ipotizzare che nel periodo seguente all’impatto  le zone caotiche fossero diventate laghi pieni di vita mentre, in  un’ era successiva le acque, ritirandosi, si sarebbero limitate a scorrere nei profondi solchi che separano i vari blocchi. Nel libro Ossimoro Marte ho ipotizzato che in un’epoca molto recente il Pianeta Rosso abbia ospitato una avanzata civiltà di tipo umano portando molti indizi e prove a supporto e dedicando un capitolo proprio alle zone caotiche le cui foto satellitari agli infrarossi hanno più volte suggerito la presenza di passati insediamenti sia superficiali che sotterranei.

                 
                              fig. 1                                                                                 fig. 2

          
fig.3
   Recenti foto rilasciate dagli enti spaziali evidenziano, nella zona di Aram Chaos,  la presenza di strane configurazioni (Fig. 1 particolare inedito ) e di tubi di grande diametro (fig. 2 e 3) che, rinforzati da robuste nervature, attraversano la superficie immergendosi, a tratti, nel sottosuolo. Questi tubi, dal diametro variabile da 200 ad oltre 1000 metri, sembrano essere presenti in tutte le località in cui sono state trovate probabili tracce di una eventuale civiltà marziana. Una peculiarità saliente di tali condotti è quella di avere spesso nelle vicinanze la presenza di sculture antropomorfi (Fig. 4 Particolare inedito individuato nella zona di Aram Chaos) con volti caratterizzati spesso da una notevole bellezza formale. Ma oltre ai tubi, dallo studio delle immagini NASA ed ESA ho notato dei siti che, con notevole simmetria, sembrano rappresentare una serie di capannoni ed hangar, o forse solo ingressi nel sottosuolo, disposti con regolarità ed intervallati da percorsi contigui assimilabili a strade e vie di comunicazione. Le immagini relative sono riportate sul N. 23 della rivista Area51 (fig. 5 copertina del n. 22) che dovrebbe essere in edicola a partire dal 5 Agosto prossimo.

                                                      
                                         fig.4                                                                               fig.5
   Come spesso accade, le foto da cui ho tratto queste evidenze, non sono chiarissime ed i particolari, probabilmente artificiali, lasciano spazio a dubbi ed incertezze. Dubbi che però vengono fugati dalla scoperta, nelle immediate vicinanze della “zona industriale”, di un edificio dalla geometria chiara e definita in qualche modo assimilabile alle nostrane centrali atomiche degli anni ’50. Con la sua evidenza questo “edificio” dà consistenza a tutto l’insediamento e dimostra che siamo di fronte a qualcosa di straordinario e di matrice non naturale. Gianni Viola, già da molti anni ha evidenziato l’importanza delle zone caotiche riguardo alla eventuale presenza di tracce E.T. mostrando straordinari reperti in Galaxias Chaos e Iani Chaos. Altri interessanti particolari, presenti nella zona di Hydraote Chaos ed Hydaspis Chaos, sono stati da me riportati su Ossimoro Marte. Quanto da me esposto  sul n. 23 di Area51 dimostra ulteriormente l’importanza delle zone caotiche per la ricerca esobiologica  ed invita i ricercatori a non demordere dallo studio di foto anche datate che ad un primo sguardo non abbiano rivelato niente di interessante.

Ennio Piccaluga

 

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