Il 15, 16 e 17 novembre 2006 – circa un anno fa – si teneva ad Istanbul la Conferenza Ministeriale della Regione Europea dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sull’azione di contrasto all’Obesità.
In tale sede i Ministri degli Stati Membri hanno firmato la Carta Europea sull’Azione di Contrasto all’Obesità (http://www.epicentro.iss.it/temi/croniche/pdf/carta_obesit_Istanbul.pdf ).
Nel documento si legge che:
- “L’epidemia di obesità crea uno dei più seri problemi per la salute pubblica nella Regione Europea dell’OMS […]
- La tendenza è particolarmente allarmante nei bambini e negli adolescenti. […] La prevalenza di obesità giovanile aumenta di anno in anno e questa tendenza cresce continuamente […]
- L’obesità influenza pesantemente anche lo sviluppo economico e sociale. […] Sovrappeso ed obesità affliggono principalmente le persone di classe socioeconomica bassa e questo contribuisce ad aumentare le disuguaglianze nello stato di salute.
- L’epidemia si è ampliata negli ultimi decenni a causa dei cambiamenti dell’ambiente culturale, sociale, economico e fisico. […] La predisposizione genetica da sola non spiega l’epidemia di obesità, senza i cambiamenti dell’ambiente culturale, sociale, economico e fisico.
- Un’azione internazionale è essenziale per supportare le politiche nazionali. […]”
Mentre le Istituzioni meditano e promuovono le migliori strategie per combattere e prevenire il fenomeno, noi cerchiamo di fare nel nostro piccolo il punto della situazione.
Già nel 2000 l’OMS definisce l’obesità un’epidemia globale (WHO, 2000).
Secondo le stime OMS del 2005 (http://www.who.int/infobase/report.aspx?rid=112&ind=BMI ), nel mondo oltre un miliardo di persone è sovrappeso, di cui 805 milioni sono donne, con almeno 300 milioni obese (http://www.epicentro.iss.it/problemi/obesita/epid.asp ).
Inoltre, circa 22 milioni di ragazzi al di sotto dei 15 anni sono obesi, con un trend in aumento.
In Europa si stima che ci siano circa 400 milioni di persone in sovrappeso, mentre gli obesi potrebbero essere circa 130 milioni (http://www.epicentro.iss.it/problemi/obesita/epid.asp ).
L’ultima indagine ISTAT “Condizioni di salute, fattori di rischio e ricorso ai servizi sanitari” riferita al 2005 afferma comunque che “l’Italia è ai livelli più bassi in Europa per l’obesità degli adulti”, anche se “la quota di obesi è in crescita” (ISTAT, 2007: http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070302_00/ , in PDF Testo integrale).
Il 34,2% della popolazione adulta (18 anni e più) è sovrappeso ed il 9,8% è obeso. Ne risulta che, nel complesso, il 44,0% della popolazione adulta italiana si trova in una condizione di eccesso di peso.
La quota di soggetti con eccesso di peso aumenta all’aumentare dell’età, e questo vale sia per il sovrappeso che per l’obesità.
La distribuzione tra le diverse regioni segue una sorta di gradiente nord-sud: in generale, le regioni meridionali sono più colpite dal fenomeno, in quanto la proporzione dei soggetti con eccesso di peso si aggira attorno al 50,3% (dal dato è esclusa l’Italia insulare). In Puglia la quota è del 49,7%.
L’obesità in Italia meridionale si attesta all’11,6% (ISTAT, 2007, Tavola 21).
Questi dati sono davvero preoccupanti. Tanto più che è stata evidenziata una “netta relazione tra basso livello di istruzione ed eccesso ponderale. Tra gli adulti con un titolo di studio medio-alto la percentuale degli obesi si attesta intorno al 5%, […] mentre triplica tra le persone che hanno conseguito al massimo la licenza elementare (15,8%)” (ISTAT, 2007).
Probabilmente questa ultima osservazione in particolare dovrebbe far riflettere sull’importanza di azioni formative che permettano a TUTTI (soprattutto a donne, bambini e adolescenti) di accedere ad informazioni essenziali per stabilire (o ristabilire) un equilibrio nello stile di vita.
Per azioni formative intendo progetti di educazione alimentare nelle scuole, dibattiti pubblici, iniziative culturali e tutto quanto è necessario per costruire un ponte tra istituzioni, educatori, medici, paramedici, genitori e figli quanto meno per stabilire una politica di prevenzione dell’obesità.
È indispensabile prevenire l’obesità piuttosto che curarla. Detto forse in parole più chiare: dobbiamo evitare di dover ricorrere allo specialista, ponendoci nelle condizioni tali non averne affatto bisogno!
Fonti:
ISTAT, Condizioni di salute, fattori di rischio e ricorso ai servizi sanitari – anno 2005, marzo 2007; 25-27
WHO Tech Rep Ser, Obesity: Preventing and Managing the Global Epidemic, 2000; 894:i-xii, 1-253
http://www.epicentro.iss.it/problemi/obesita/epid.asp
http://www.epicentro.iss.it/temi/croniche/pdf/carta_obesit_Istanbul.pdf
http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070302_00/
http://www.who.int/infobase/report.aspx?rid=112&ind=BMI
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