La terza Domenica di Maggio

 

  È domenica, e si sente il tintinnare incessante del martello sui paletti di metallo, i fuochisti lavorano freneticamente, appendono chilometri di micce, razzi e cicioni d'ogni forma e dimensione lungo i vicoli di San Severo.

È la festa!

  La statua della Madonna è in processione, lenta lenta si ferma di fronte alla piazza affollata, troppo affollata, nasce un applauso mentre il fuochista è già vicino alla miccia col suo tizzone sempre acceso, i balconi strabordano di persone, i ragazzi invadono le strade, i “fujentes”.

  I fujentes sono pronti a correre e rincorrere la fiamma, a seguire il percorso, i più coraggiosi soltanto. Le loro maglie sono bruciate dalle scintille e dalle carte accese del fuoco precedente, anche qualche piccola ustione se la meritano, è la loro medaglia al valore, i fazzoletti al naso per non farsi soffocare dal fumo e l’ovatta nelle orecchie per sopportare meglio i fortissimi spari, già si spingono e gridano, fremono, vogliono correre e sentire le esplosioni addosso, tutto è pronto.

  È difficile descrivere se non lo si è mai visto.

 

  Acceso, pochi secondi e già il ritmo è incalzante, il rumore è fortissimo, tutti corrono, alcuni scappano, ci si ripara con le mani come in segno di resa, è il caos. Il fuoco è veloce, si infila nelle traverse, gira le piazze, si ferma per respirare un attimo e poi via, si ricomincia a correre, sempre più veloce, sempre più veloce, si vede la fiamma che fugge e brucia sulle teste delle persone, qualche colpo colorato dei colori del rione e via verso il finale.
 

  La cosa si fa seria, il rumore degli spari ora è doloroso, è troppo forte, l’unica speranza è che finisca presto, i fujentes sono ancora li, vicinissimi alla fiamma, saltano e spingono, sempre in bilico tra la ricerca di un riparo e l’arrivo trionfale alla fine del fuoco.

  È difficile descrivere se non lo si è mai sentito.

  ECCOLO il finale, una scarica di spari e botti potentissima e brevissima, trema tutto, è un'emozione fortissima, poi il silenzio... Un respiro forte e parte l’applauso, come una liberazione, è tutto apposto, stanno tutti bene.

  Il fumo densissimo ora invade le strade, suonano gli antifurti, si respira con fazzoletti al naso, non si vede più niente, ma si ride, si commenta il fuoco, si scarica la tensione, si cammina veloci verso la prossima piazza, davanti alla prossima miccia.

  È difficile descrivere se non lo si è mai annusato.

  Così San Severo ringrazia la Madonna e i santi protettori, così scaccia la paura e la malasorte, così fa spaventare i bambini nei carrozzini, fa tornare gli emigranti, fa correre i ragazzi, così fa divertire tutta la città, così per tre indimenticabili giorni.

  Poi la festa finisce, la Madonna torna in chiesa, la gente torna a casa, il fumo torna in cielo, restano per le strade i segni di un evento particolare ed unico.

  Ma è inutile pensarci troppo, perché lo sanno tutti che tra un anno sarà di nuovo la terza Domenica di Maggio.

Fabio Tota